giovedì 26 gennaio 2012

Oggi mi hanno inviato una foto


Oggi ho ricevuto da @martinarecchia (che ringrazio) una foto bellissima. Dice che, riordinando i disegni di sua figlia, si è trovata in mano questo.



Sorprendente eh?! Sono rimasto piacevolmente colpito da questa foto disegno. Da sempre dico che i migliori disegni sono quelli dei bambini. Non tutti. Già a sei anni si “guastano”. Troppe contaminazioni dai cartoni delle tv. Quando un ragazzino disegna ci sono tratti che ricordano cose già viste. Niente di male, ma perdono la spontaneità. Invece i bambini piccoli, con una matita e dei pastelli si divertono. Disegnano per il gusto di farlo. La cosa bella è che un bambino disegna non come vede le cose ma come le sente. Non so se è vero, ma credo che se un bimbo disegna il sole verde, è perchè ha scelto un colore dettato da un suo stato d'animo. Non sarà conforme alla realtà “visiva” ma la realtà dello stato d'animo delle persone è altrettanto importante. Non per niente hanno fatto studi importanti partendo dai disegni dei piccoli. Ma io non ho le competenze per arrivare a tanto. Mi basta pensare che il disegno dei bambini sia qualcosa di primordiale. Di innato. In tutti. La figlia di @martinarecchia ha disegnato una persona come l'avrebbe disegnata qualsiasi altro bambino della sua età. Non solo. Di qualsiasi parte del mondo. Lo spirito innato che abbiamo tutti dalla nascita. Lo stesso spirito della musica che, credo, alberghi in noi fin dalla tenera età. Poi ci guastiamo. Proviamo a riportare nei disegni quello che vediamo e non quello che sentiamo. Qualcuno ci riesce. Altri no. Disegnare bene è un dono che va coltivato con la tecnica. Chi riesce a rappresentare la realtà poi, se ha la passione, prova ad applicare la tecnica all'osservazione. Allora si possono osservare dei veri capolavori. Gli altri? Tutti gli altri, invece, dove son finiti? Dove disegnano? Quando disegnano? Generalmente lo fanno scarabocchiando durante una telefonata. Senza pensare. Riecco lo spirito innato che si ripresenta. Quando non ci pensiamo! Provate a chiedere a qualcuno di disegnare un cane. La prima cosa che farà appena prende in mano la matita sarà quella di dire che non è capace. Abbozzando sul foglio un insieme di tratti non suoi. Un misto di cose già viste da altri. Magari di quando era alle elementari. Occhioni manga, Coda a punta verso l'alto. Naso a pallina nero e immancabile lingua fuori. Poi una personalizzazione nella firma. Buttata lì con un sottolineo per i maschi e con fiore o cuore per le femmine. Ma perchè? Credo che il problema sia nel fatto che ci vergogniamo a disegnare. Consci dell'incapacità di rappresentare le cose. Se per altre forme artistiche, come il canto, ognuno prova a fare qualcosa, per il disegno, no. Si canta sotto la doccia. Quando si è da soli in auto , emettendo mugugnii quando si è concentrati o fischiettando. Il canto, che è un'altra forma primordiale presente in ognuno di noi ci accompagna per tutta la vita. Il disegno no. Lo abbandoniamo. Eppure il disegno è stata la prima forma di comunicazione. Ci sono “fumetti” rupestri in parecchie caverne. I Camuni erano dei grandi cartoonists. Quando fare dei cartoon, dei fumetti, era anche una forma di linguaggio. Ora le forme di comunicazione si sono evolute. Quindi abbiamo perso l'uso del disegno per comunicare. Perdendo, per quel che mi riguarda, un potenziale enorme. Io, senza falsa modestia, ma con obiettività, sono tra quelli che non hanno la tecnica. Quindi non so disegnare. Ma ci provo. Alcune cose vengono bene, dal punto di vista grafico, altre meno. Ma non mi interessa. Quello che invece mi interessa è riuscire a trasmettere quello che sento. Non quello che vedo. Non è detto che ci riesca, ma almeno ci provo. In pochi tratti. Il minimo indispensabile. Possibilmente mettendo tre stanghette, ma nel posto giusto. Non dico che sia facile. Anzi. Si deve lavorare “togliendo”. Togliere tutte le contaminazioni che ci possono essere state e, da appassionato lettore di fumetti, ce ne sono tante. Vedendo però il disegno che mi è stato inviato, mi è venuto da sorridere. Mi sembra di aver imboccato la strada giusta. La bimba ha disegnato Dadgad senza averlo mai visto! Anzi! Io ho disegnato Dadgad come lo avrebbe disegnato la bimba o meglio come io lo avrei disegnato alla sua età. Una buona sensazione. Non tanto per lo sgorbietto che quotidianamente utilizzo per divertirmi commentando i diversi momenti della giornata, ma perchè so che ho trovato un segno che potenzialmente potrebbe piacere a tanti. Indipendentemente dall'età. Forse perchè quel tratto semplice e infantile è dentro ad ognuno dio noi. Chi non riuscirebbe a disegnare un Dadgad!? Questo tipo di tratto lo uso solo qui. Per altri disegni che realizzo per lavoro, ci metto più impegno, divertendomi. Qui è solo divertimento e qui c'è la, seppur piccola, sperimentazione. E con questo anche un invito a tutti di prendere una matita, una bic, un pennarello, una tavoletta grafica, il mouse l'ipad e cominciare a disegnare. Liberi e divertendosi. Perchè c'è un Dadgad dentro ognuno di noi! (Che come motto non è nemmeno malaccio!)

Scritto di getto e non riletto da Beppe Beppetti :)


5 commenti:

  1. MA CHE FORTE!!!! :-D

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  2. Paolo De Chirico26 gennaio 2012 22:34

    E' proprio vero... la maggior parte di noi si vergogna, o evita addirittura di disegnare...
    Non io...
    Anzi... mi piace vedere lo stupore di chi mi osserva trasformare il movimento della matita sul foglio in immagini riconoscibili, come per "magia"...
    Stupore dettato dal non credere di poter fare altrettanto...
    E la cosa triste, e' che neppure ci provano.

    W i disegni, e chi li disegna, divertendosi a farlo...

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  3. Belle parole e soprattutto vere...io mi incanto a guardare la fantasia di mia figlia,una fantasia ke io ho perso col tempo ma cerco di far vivere in lei stimolandola sempre grazie di questo regalo
    ...

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  4. angela caravano_ac27 gennaio 2012 00:14

    Ho guardato la foto della figlia di @martinarecchia ed ho pensato "è lui!!!!" ed ti ho letto. Io da bambina disegnavo il sole con le trecce per me era così :-)ed ho continuato a disegnare sino ai 20 anni o poco più poi ho smesso. E questa cosa del vergognarsi nel disegnare da adulti è brutta, cioè mi fa sentire castrata mentalmente. Chissà che domani non inizi di nuovo a scarabocchiare? :-) ahh il tuo "scarabocchio" nella sua semplicità mi regala tanta serenità.

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  5. Un paio di anni fa ho avuto la fortuna di vedere (di Assaporare) a Parigi una mostra unica..."Picasso e i maestri".
    C'è una frase (una delle tante) che da allora non mi abbandona: "A quattro anni dipingevo come Raffaello. Poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino"
    Credo che questo sintetizzi molto quello che hai scritto qui.

    Sempre complimenti
    @valeria_tweet

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